Tratto da Rinascita Di Giacomo Faso La corrente del Pdl denominata “Miccichè” – in onore del suo capocorrente nonché sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Gianfranco Miccichè (foto), grande antagonista in Sicilia, della corrente Schifani-Alfano – ha promosso un incontro, nella cittadina turistica della splendida costiera amalfitana Sorrento (SA), che ha visto la partecipazione di circa quaranta parlamentari del Pdl e non solo, con il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, con Antonio Martino, entrambi ex Fi, con Adriana Poli Bortone, ex An, etc.
All’appuntamento mancava un importante interlocutore, il governatore della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, fondatore del partito meridionalista ed autonomista, Mpa.
Scopo politico della riunione sorrentina, la costituzione di un nuovo soggetto partitico: il “Partito del Sud”.
Una formazione politica meridionalista, in particolare siciliana, che diventerebbe una costola del Pdl, quindi, parte integrante ad esso. Dunque, non si paventa un pericolo di scissione in seno al partito di Berlusconi, di cui anche Miccichè è stato il fondatore (cfr. Fi).
Il Partito del Sud, però, è oggetto di critiche distruttive all’interno dello stesso Pdl: “La vera risposta al Sud più che in autonomistiche formule-partito sta nel principio unificante del rispetto delle differenze. Così facendo, il Mezzogiorno sarà condannato a giocare un ruolo minimale nel percorso delle riforme istituzionali in senso federalista”.
Il sottosegretario Miccichè, difende strenuamente il suo progetto politico nonché il suo soggetto partitico, affermando che nessun partito politico nazionale ha affrontato con incisività il problema del Sud, solo una dialettica positiva, non offensiva e senza furbetti potrà portare tutto il Paese ad un reale sviluppo economico. Nel Meridione si stanno per intraprendere iniziative che probabilmente spaventano alcuni politici e partiti nonché alcuni territori del Nord, con cervelli ed energie. È, dunque, iniziato un processo per fare nascere una collaborazione fra i territori in un interesse reciproco senza nessuno costretto a sacrifici per fare contento gli altri.
Analizzando bene la questione politico-partitica della fattispecie in esame, c’è una distanza abissale fra l’ampiezza della questione meridionale (nata insieme all’unità d’Italia), di natura sociale, economica e politica, ed il dibattito sul Partito del Sud, che nasce da una iniziativa legata ai conflitti interni al Pdl e alle rivendicazioni del suo fondatore, Miccichè.
La questione meridionale nasce dal bisogno di giustizia sociale e da un sentimento di solidarietà. La giustizia sociale è la ragione del socialismo rivoluzionario, la solidarietà è elemento essenziale della cultura popolare cattolica.
La questione meridionale rimase la questione politica centrale, fino a che alcuni economisti negli anni sessanta studiarono e proposero strumenti e mezzi idonei a farla uscire dall’analisi sociologica ed economica e condurla in Parlamento con iniziative legislative concrete.
Gli interventi straordinari del Mezzogiorno furono gestiti politicamente e direttamente dai partiti centralisti di Roma e dai grandi gruppi industriali milanesi, alleati preziosi della classe politica dirigente locale, culturalmente impreparata ed interessata alle tangenti, clientele e consensi elettorali piuttosto che ad una svolta reale.
Il ritrovamento di giacimenti di idrocarburi e la presenza di materie prime nel Sud e nelle Isole giustificavano la verticalizzazione e la realizzazione di infrastrutture e fabbriche, come la petrolchimica, che richiedevano ingenti risorse, facendo affluire nel Mezzogiorno ingenti somme di danaro finito nelle banche meridionali che li prestavano generosamente all’imprenditoria del Nord nonché ad improvvisati imprenditori “truffaldini” del Sud, alla ricerca costante di finanziamenti a fondo perduto, rendendo vano ogni investimento imprenditoriale produttivo.
Negli anni settanta è arrivata la grande crisi, sia i governi che i sindacati privilegiarono il Nord piuttosto che il Sud. Venne elaborata una strategia anticrisi: favorire l’imprenditoria del Nord, attraverso interventi di ristrutturazione delle grandi fabbriche, con ingenti aiuti finanziari al fine di non fare licenziare i lavoratori dipendenti del settore privato. Si realizzò, quindi, la politica industriale della socializzazione delle perdite aziendali: “Gli utili agli imprenditori, le perdite allo Stato”. Mentre per il Meridione, nonostante i diversi governi che si sono succeduti nel tempo, non toccarono neanche le briciole, relegato sempre all’emarginazione socio-economica.
Allora, per aiutare il Sud, si tentò la disperata carta delle partecipazioni statali, guidati dai manager di Stato, che rispondevano del loro operato direttamente al partito che li aveva nominati e di cui facevano parte.
Nelle aziende pubbliche od a partecipazione pubblica, credevano i sindacati tutti, la sinistra italiana, in particolare il Pci ed i partiti satelliti, cosiddetti cespugli, nonchè anche il Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale (Msi-Dn), che a dir loro avrebbero reso giustizia al Sud, eliminando gli squilibri: riequilibrio economico e giustizia sociale. Vennero accontentati tutti, cui toccò di ospitare fabbriche altamente inquinanti, che nessuno avrebbe voluto.
Gli scandali della politica partitocratica e l’inefficacia degli interventi straordinari suggerirono di chiudere i finanziamenti pubblici e l’intervento straordinario per il Mezzogiorno fu messo al bando senza però sostituirlo con alcuna strategia alternativa, grazie anche ad una burocrazia inefficiente ed inetta e una classe politica sudista incapace di stare appresso alle dinamiche di sviluppo del Sud.
Lo Statuto Speciale dell’Autonomia della Regione Sicilia invece che diventare un volano di sviluppo sociale ed economico per l’intera isola, è stato trasformato in uno strumento che assorbe ingenti risorse che non producono alcuna ricchezza. Dopo questa breve disquisizione politico-partitica nonché socio-economica sulla questione Meridione, passiamo ad analizzare il Partito del Sud, che si trova ancora nel suo stato embrionale.
Per cominciare a credere nelle motivazioni degli ispiratori di questo nuovo partito alla ricerca di nuove strategie di mercato, occorrerebbe sapere che cosa sanno, culturalmente parlando, della questione Meridionale per avere una qualche idea degli strumenti di cui dispongono per accingersi ad un compito così immane.
Umoristicamente parlando, per usare eufemismo, il “Partito del Sud” è una nuova società nel settore della imprenditoria politica, costituita e partecipata interamente nel suo capitale sociale, con i conferimenti di persone fisiche (parlamentari regionali e nazionali), beni mobili ed immobili del socio unico, la società controllante denominata “Pdl” e, pertanto, nella sostanza si tratta di una società controllata dall’Holding capogruppo Pdl, a cui deve rendere sempre conto, pena lo scioglimento della stessa controllata.
Commenti recenti